È stato ritenuto che l'inclinazione di Annibale per il vero e la sua ripulsa per l'artificiosità tardomanieristica gli abbiano fornito un rilevante e naturale atout per intercettare lo spirito dei tempi e imporsi sull'establishment artistico locale che, condizionato da tanti anni di "errori e perversità" (per dirla con le parole del Paleotti), non dimostrò la stessa capacità. Tra queste si annovera la Madonna della scodella (del 1606) che, per l'ampio numero di copie note e per la circostanza che il Sassoferrato, ancora a distanza di decenni dalla realizzazione dell'incisione, la riprodusse in un dipinto (Glasgow Museums), dovette riscuotere notevole apprezzamento. Die Malereireform der Carracci, Idea. Pressoché tutti di area bolognese ed emiliana, operarono lungamente a Roma che riempirono di capolavori. Nella città Annibale ebbe un primo breve soggiorno nel 1594, forse per perfezionare gli accordi con il cardinal Farnese e farsi un'idea del luogo in cui avrebbe dovuto operare. L'esordio di Annibale Carracci sulla scena artistica è strettamente connesso all'attività del fratello Agostino e del cugino Ludovico. È a Reggio, infatti, che Annibale entra in rapporti con Gabriele Bombasi, uomo legato alla corte di Ranuccio I Farnese, Duca di Parma, del quale era stato precettore. Si tratta della prima opera pubblica romana di Annibale Carracci e, secondo Bellori, il dipinto riscosse anche l'ammirazione di Caravaggio che, «dopo essersi fermato lungamente a riguardarlo, si risolse, e disse: mi rallegro che al mio tempo veggo pure un pittore»[28]. Al termine di questa parabola il più giovane dei Carracci è uno dei pittori più richiesti e apprezzati nel panorama artistico bolognese (ed emiliano in genere). Based on the prolific and masterful frescoes by the Carracci in Bologna, Annibale was recommended by the Duke of Parma, Ranuccio I Farnese, to his brother, the Cardinal Odoardo Farnese, who wished to decorate the piano nobile of the cavernous Roman Palazzo Farnese. La novità della Grande macelleria di Annibale risiede, invece, nella sobria raffigurazione del lavoro di una bottega. Ulteriore rilevante commissione romana, non proveniente dai Farnese, è l'allogazione della decorazione ad affresco della cappella Herrera, presso la chiesa (oggi non più esistente) di San Giacomo degli Spagnoli. [M]a costui non intese [q]uest’arte[1]». L'attività ritrattistica di Annibale è strettamente associata alla sua continua ricerca del vero: l'intento dell'artista fu quello di restituire la reale fisionomia della persona effigiata, senza alcun abbellimento o enfatizzazione del ruolo sociale di questa. Le sue stampe si segnalano, oltre che per la qualità estetica, anche perché Annibale fu tra i pochi, al suo tempo, a produrre quasi esclusivamente incisioni originali, cioè basate su composizioni create ad hoc, mentre la prevalente attività incisoria contemporanea era, al contrario, di gran lunga dedicata ad una pratica di traduzione, cioè a produrre incisioni tratte da preesistenti dipinti[57], per lo più celebri[58]. Fu in questa fucina che ebbero incubazione sia gli esiti più alti del classicismo seicentesco (raggiunti dal Reni e dal Domenichino) sia le più immaginifiche invenzioni propriamente barocche (sviluppate dal Lanfranco). Annibale ed Agostino Carracci lavorarono, dal 1596 in poi, anche alla decorazione di alcune stanze di Palazzo Farnese a Roma. Annibale Carracci, Pietà (dettaglio), 1600 ca. While the Carraccis laid emphasis on the typically Florentine linear draftsmanship, as exemplified by Raphael and Andrea del Sarto, their interest in the glimmering colours and mistier edges of objects derived from the Venetian painters, notably the works of Venetian oil painter Titian, which Annibale and Agostino studied during their travels around Italy in 1580–81 at the behest of the elder Caracci Lodovico. Dello stesso anno è la Resurrezione di Cristo, opera di definitivo approdo alla maturità[21] che si segnala anche per la maestria con la quale è raffigurato il gruppo dei soldati romani a guardia del sepolcro, in parte dormienti in parte stupefatti dall'evento, nel dipingere i quali Annibale dà un notevole saggio di abilità compositiva e di padronanza degli scorci[22]. Parte significativa dell'attività ritrattistica di Annibale Carracci è costituita da autoritratti dello stesso artista. Sempre per gli Aldobrandini, si impegnò a decorarne la cappella privata di palazzo (opera poi completata dagli allievi). Le Opere più importanti di Annibale Carracci Tra le opere più importanti: I mangiafagioli (1584-1585) alla Galleria Colonna di Roma. A questa prima attività di Annibale risalgono alcuni dipinti di genere[8], come la Grande macelleria, oggi nella Christ Church Picture Gallery. Sulla questione, Carel van Tuyll van Serooskerken, Per le diverse posizioni critiche sulla spettanza della, Scheda del dipinto sul sito dei Musées royaux des Beaux-Arts de Belgique, I Carracci. This is a part of the Wikipedia article used under the Creative Commons Attribution-Sharealike 3.0 Unported License (CC-BY-SA). Fu uno dei primi artisti a dare risalto al paesaggio, ponendolo in primo piano rispetto al soggetto rappresentato; come nel suo capolavoro Paesaggio con la … In questa stessa chiave, anche il luogo comune di un Annibale Carracci in tutto antitetico all'altro gigante della pittura italiana del primo Seicento, Michelangelo Merisi, inizia ad essere oggetto di rivisitazione critica, cogliendosi tra i due maestri – pur tra le evidenti e profonde differenze di stili, di interessi artistici e di traiettorie umane e creative – anche punti di contatto e reciproche influenze, percepibli soprattutto durante l'iniziale soggiorno romano di entrambi che fu quasi contemporaneo[81]. Giudizio che coglie la sua grandezza nell'aver Annibale saputo inventare uno stile propriamente italiano, armonizzando le tante strade indicate dalle scuole locali che lo hanno preceduto e riuscendo, al tempo stesso, ad evitare che questo programma artistico si risolvesse in una sterile riproposizione del passato[80]. La prima opera certa di Annibale Carracci è una pala d'altare raffigurante la Crocifissione e santi dipinta per la chiesa bolognese di San Nicolò (attualmente nella chiesa di Santa Maria della Carità), e risale, per l'appunto, al 1583. Annibale Carracci eccelse anche come incisore, attività che esercitò, sia pure con delle interruzioni, sostanzialmente lungo tutto l'arco della sua vicenda artistica[56], in questo forse spinto anche dall'esempio del fratello Agostino, valente e prolifico incisore a sua volta. L'accademia dei tre giovani cugini, allora ancora agli inizi delle rispettive carriere, non va paragonata alle accademie ufficiali, come ad esempio la celebre Accademia del Disegno a Firenze. Collaboratore meno dotato di questi maestri ma a lungo vicino ad Annibale fu Innocenzo Tacconi. Secondo alcuni autori[60], alcune delle creazioni grafiche di Annibale Carracci avrebbero influenzato anche Rembrandt che fu, tra l'altro, uno dei massimi incisori del Seicento. All'incirca nel medesimo periodo, con il fratello e il cugino, Annibale torna a Palazzo Fava, luogo della prima opera comune dei Carracci, per affrescarvi un altro ambiente con un fregio dedicato alle Storie di Enea. Al secondo gruppo appartiene la notevole Flagellazione di Cristo[84] del Musée de la Chartreuse di Douai che alcuni studiosi hanno ritenuto opera di Annibale Carracci, ma per la quale ora prevale l'idea della paternità del più anziano cugino[85], oppure la Flora della Galleria Estense. Along with his brothers, Annibale was one of the progenitors, if not founders of a leading strand of the Baroque style, borrowing from styles from both north and south of their native city, and aspiring for a return to classical monumentality, but adding a more vital dynamism. Insieme, nei primi anni Ottanta del Cinquecento, i tre cugini diedero vita ad una scuola chiamata dapprima Accademia dei Desiderosi e successivamente Accademia degli Incamminati[11]. Il catalogo delle opere di Annibale Carracci fu modernamente sistematizzato essenzialmente da Donald Posner nel suo fondamentale studio Annibale Carracci: A Study in the reform of Italian Painting around 1590 (Londra, 1971). La tradizione della pittura rinascimentale italiana e gli artisti del Rinascimento come Raffaello, Michelangelo, Correggio, Tiziano e Veronese sono tutti pittori che hanno avuto un’influenza considerevole sull’opera del Carracci, nel suo uso dei colori. Si tratta di Giovanni Paolo Bonconti, discepolo di Annibale oggi quasi dimenticato; la lettera è dell'agosto 1599. Olio su tela, 57 x 68 cm. Capolavori giovanili di Ludovico, Agostino e Annibale nel passaggio del Manierismo al Barocco, La Galleria dei Carracci in Palazzo Farnese a Roma. Tra queste si segnala in particolare una grande Crocifissione con san Francesco e sant'Antonio da Padova (National Gallery of Ireland)[73]. Per questi aspetti dell'accademismo cinquecentesco si veda Rudolf e Margot Wittkower, Sugli affreschi di Palazzo Fava, Anna Stanzani, in, Stando alle fonti (tra le altre Bellori e Malvasia) in quegli anni, a Parma, Annibale ottenne anche l'incarico (secondo alcune versioni insieme a suo fratello Agostino) di riprodurre su tela gli affreschi dell'abside dell', Una lettera di Agostino Carracci, in laguna già da qualche tempo, ci informa che il fratello Annibale, a Venezia, «, Scheda del dipinto sul sito della Galleria nazionale di Parma, Particolare degno di menzione a proposito della, Ulrich Pfisterer, «L'Elemosina di san Rocco di Annibale Carracci e l'innovazione della historia cristiana», in, Per un'ipotesi interpretativa più approfondita del significato allegorico del ciclo si veda Silvia Ginzburg in. Mirabile, nell'ambiente, come già rilevò il Baglione, è la decorazione monocroma a finto stucco[30]. Lo stile sterile manierista precedente ha avuto il suo recupero ora nella pittura barocca nei primi anni del XVI secolo, riuscendo in una originale sintesi delle molte scuole. È il dipinto (affreschi a parte) più grande del pittore e nella monumentale composizione una turba di umanità bisognosa e derelitta si approssima al santo che si spoglia di tutti i suoi averi[26]. Donald Posner, Utilizzato poi come prologo delle sue fortunatissime, Episodio eloquente della fortuna, non solo italiana, degli affreschi farnesiani nel corso del Seicento, è il progetto, caldeggiato dal, Hans Tietze, «Annibale Carraccis Galerie im Palazzo Farnese und seine römische Werkstatte», in, Secondo Posner gli ultimi influssi padani, e correggeschi in particolare, si coglierebbero solo nelle opere eseguite nei primissimi tempi del soggiorno romano e segnatamente nel, Roberto Longhi, «Momenti della pittura bolognese», in. Proprio all'arte incisoria, il Carracci dedicò alcune delle poche opere certamente collocabili durante il periodo della sua infermità (dal 1605 in poi). Torna a visitarci e … In che termini, però, è alle opere di questi anni che “si devono le sorti della pittura romana del Seicento”? Nello stesso Palazzo Farnese, Annibale, in questo caso coadiuvato da Agostino e probabilmente con l'intervento di alcuni aiuti, pose poi mano alla decorazione della Galleria. Pittura in Emilia dei secoli XVI e XVII. Annibale Carracci was born in Bologna, and in all likelihood was first apprenticed within his family. Appare allora ipotizzabile che - prima di metter su bottega con il cugino e il fratello - il più giovane dei Carracci possa aver compiuto il suo primo apprendistato presso altri maestri[4], ma questa ipotesi, ad oggi, non è comprovata da alcun documento. Roma, Galleria Colonna. Per il Bellori, per l'appunto, l'opera del più giovane dei Carracci, e in particolare la sua produzione romana, è l'esempio da seguire per raggiungere questo obiettivo. Crocifissione e santi , cm. Si trova ancora a Bologna. Le opere di Annibale Carracci Autoritratto e altre figure , cm. Ambizione frustrata da Clemente VIII che si limitò a conferirgli solo l'evanescente titolo di protettore di quel regno[42]. Viceversa sia la descrizione data dal Bellori che la maggiore qualità del dipinto ora a Capodimonte inducono a leggere il rapporto tra le due opere precisamente all'inverso. Giunto a Roma con Agostino nel 1595, egli vi realizza i celebri affreschi raffiguranti Gli amori degli Dei, a … Contrariamente a quanto avveniva in molte opere fiamminghe e italiane più o meno coeve e di soggetto analogo, Annibale non ha dipinto i personaggi con fattezze grottesche e in pose triviali, egli ha preferito raffigurare la dignità dei lavoratori di questa macelleria, mostrando tra l'altro un particolare interesse per il dato naturale[5]. Carracci pose le basi per la nascita della pittura barocca. Già il Bellori, nelle sue Vite (1672), considerava che Annibale Carracci nel raffigurare i paesaggi «ha superato ogn'altro eccettuando Tiziano». Si trattava piuttosto di una scuola/bottega privata, verosimilmente guidata da Ludovico, il più anziano dei Carracci, dove – diversamente da quanto avveniva nelle vere e proprie accademie, allora legate ai canoni pittorici tardomanieristi[12] – si promuoveva l'imitazione della realtà e gli allievi erano incoraggiati ad osservare e studiare le opere dei grandi del Rinascimento in modo nuovo, senza la ripetizione di formule di maniera ormai prive di potenzialità creative. Si tratta della “Casta Susanna con li due vecchi” su tavola di Annibale Carracci descritta da Bellori (1672).